Preghiera, lavoro e condivisione

Il Cammino

La comunità accoglie adulti in difficoltà seguendo un programma terapeutico basato sul lavoro, la condivisione, la preghiera ed il supporto psicologico. In tal modo divine scuola di vita che aiuta chi è caduto e a rialzarsi ed a continuare a vivere nella piena consapevolezza per proprio valore.

Preghiera

Gesù con la Sua vita, con le Sue Parole vissute, con il Suo Vangelo sono i nostri modelli di vita, dai suoi consigli e dal suo esempio nascono le regole da cui prendiamo spunto per cambiare i nostri atteggiamenti sbagliati: viviamo la Cristoterapia, viviamo di Provvidenza.
Con la preghiera esprimiamo la volontà di far entrare Gesù nella nostra vita, gli chiediamo di mettersi al centro del nostro cuore, di trasformarlo.
Con lodi, ringraziamenti, suppliche, richieste, impariamo durante la giornata che quello che viviamo, che il posto dove abitiamo, quello che mangiamo, che facciamo, che costruiamo, che impariamo, che soffriamo, che risolviamo, che ci angoscia, che ci mette in ansia, che ci da gioia, ecc… da Lui e per Lui solo è voluto e sorretto: “senza di me non potete far nulla”.

Lavoro

Il lavoro ci permette di riscoprire quelle capacità personali che abbiamo e che il vizio, l’abbandono di noi stessi, i pregiudizi hanno nascosto e offuscato.

Pur essendo uno strumento fondamentale per toccare con mano quelle che possono essere le difficoltà a svolgere un’attività insieme agli altri, in modi diversi da come pensiamo noi, ad affrontare le difficoltà di qualcosa che si fa per la prima volta o sopportare le pesantezze della quotidianità, rimane uno strumento e non il fine della vita comunitaria, parte integrante del “vero lavoro” che dobbiamo fare su noi stessi attraverso ascolto, obbedienza e messa in discussione.

Condivisione

La condivisione e una delle nostre armi per sconfiggere i limiti costruiti dalla mentalità tossica: “tutto, subito, gratis e mi è dovuto”, attraverso il sostegno psicologico, gruppi esperienziali e di auto-aiuto ci apriamo alla relazione con gli altri, al confronto, all’ascolto dei consigli e degli ammonimenti.

Cominciamo a puntare il dito verso noi stessi, a capire che il problema non del mondo intero, ma è dentro di noi, impariamo a metterci in discussione, a saper rimanere in silenzio e ad accogliere quello che ci viene detto da chi vive insieme a noi, ci guarda da fuori e vede meglio di noi, anche quando ci da fastidio.

Ci sforziamo perciò giorno per giorno di entrare in comunione con l’altro, di imparare a confrontarci, a relazionarci e a rispettare il pensiero dell’altro trovandoci il lato positivo, impariamo a saper perdere quando le cose non vanno come pretendiamo noi.

Scopriamo così che l’altro non è una minaccia, non è un ostacolo o un pericolo, ma che le sue diversità possono essere punti di forza, che le sue qualità possono essere complementari alle nostre, che le cose fatte insieme vengono fatte meglio.